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Marisa Merz

Torino, 1926 - 2019
Artista

Nata a Torino nel 1926, Marisa Merz esordisce negli anni Sessanta esponendo sculture di lamina in alluminio, composte da più elementi spiraliformi, mobili e irregolari....Leggi tutto

Nata a Torino nel 1926, Marisa Merz esordisce negli anni Sessanta esponendo sculture di lamina in alluminio, composte da più elementi spiraliformi, mobili e irregolari. Legati alla ricerca sui materiali e ad una progettualità essenziale, questi primi lavori – presentati da Sperone a Torino già nel giugno del 1967 – anticipano e preparano la partecipazione dell’artista al movimento dell’Arte Povera. Con alcune azioni – celebre quella con le coperte arrotolate disposte sul bagnasciuga di Fregene nel 1970, in contemporanea con la prima personale alla galleria L'Attico a Roma – l’artista introduce nel linguaggio della scultura contemporanea tecniche e manufatti artigianali tradizionali o appannaggio del lavoro femminile, attribuendo piena dignità artistica a procedure e materiali del quotidiano e allontanandosi così sia dalla poetica delle strutture primarie, razionali e autoreferenziali del minimalismo, sia dal gruppo dell’Arte Povera, rispetto al quale mostra fin d'ora una sensibilità eccentrica. Unita alla componente temporale presente già nei lavori a maglia, questa la porta precocemente a raccogliere, combinare e ridefinire proprie opere precedenti come nell'assertivo Ad occhi chiusi gli occhi sono straordinariamente aperti (1975), che intitola la seconda personale all'Attico accostando le sculture in filo di rame, la Scodella di sale (1967), Bea e Scarpette (1968). Dalla metà degli anni Settanta gli interventi di Merz acquistano un carattere compiutamente ambientale, dapprima con la serie di stanze che l’artista allestisce in spazi complementari: quello aperto e pubblico della galleria o quello sotterraneo e segreto di una cantina o del proprio studio, con un movimento continuo dalla dimensione privata a quella pubblica, una metamorfosi ininterrotta delle tracce graffite in forme scultoree e della fisicità materica in cromie dipinte. Sarà negli anni Ottanta che le diverse voci in cui da sempre si traduce la sua creatività troveranno nelle raffinatissime carte, nelle testine grevi e impalpabili e nelle pale d'altare polimateriche la loro sintesi perfetta e la loro compiuta maturità: ne danno testimonianza le personali allestite dalle gallerie Bernier (Atene), Fischer (Düsseldorf), Tucci Russo (Torino), gli inviti della Biennale e di Documenta, nonché la partecipazione a importanti selezionate collettive: dopo la Biennale di Venezia del 1980, è a Parigi per Identité italienne. L’art en Italie depuis 1959, curata per il Centre Pompidou da Germano Celant nel 1981, poi a Palazzo delle Esposizioni, a Roma, per Avanguardia. Transavanguardia, a cura di Achille Bonito Oliva, nel 1982, anno in cui è anche a Documenta. In seguito l'artista centellina ulteriormente la sua già rarefatta presenza pubblica: tra le personali museali sono da ricordare: Centre Georges Pompidou, Parigi, 1994; Kunstmuseum Winterthur, 1995 e 2003; Stedelijk Museum, Amsterdam, 1996; Galleria d’Arte Moderna Villa delle Rose, Bologna, 1998; Museo MADRE, Napoli, 2007; Centre international d’art et du paysage, Ile de Vassivière, 2010; Fondazione Querini Stampalia, Venezia, 2011; Fondazione Merz, Torino, 2012; Serpentine Gallery, Londra, 2013, Macro Museo d'Arte Contemporanea, Roma, 2016; The Metropolitan Museum of Art, New York, e Hammer Museum, Los Angeles, 2017; Serralves Museum of Contemporary Art, Porto e Museum der Moderne, Salzburg, 2018. Nel 2013 la Biennale di Venezia le ha conferito il Leone d'Oro alla carriera.

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Simona Confalonieri
Italia
2013
26'
Disponibile